Uscire dal porto di Edimburgo per puntare verso il Mare del Nord significa intraprendere un viaggio che si spinge in territori meno frequentati del Regno Unito. Il passaggio stretto tra le banchine e le chiuse di Forth Ports Leith non ammette errori, la precisione è davvero tutto. Il capitano, uno che conosce bene sia le acque dell’Artico sia quelle dell’Antartide, ripete sempre che la vera prova arriva proprio nella fase di partenza: le maree cambiano continuamente e i canali sono stretti, quasi un labirinto.
Chi preferisce evitare le mete più affollate troverà qui la soluzione ideale, con la crociera pensata per chi punta sull’undertourism. Circa 264 passeggeri si muovono verso una Scozia fatta di paesaggi aspri e ancora intatti, dove la natura si impone e le comunità locali conservano tradizioni ben radicate. Le guide – qualche volta con storie personali – scandiscono il ritmo del viaggio seguendo i cicli di luce e oscurità tipici delle latitudini settentrionali. È un’esperienza lontana dal turismo di massa, un modo diverso di vedere il mondo. Spesso chi vive in città fatica a immaginare quanto il meteo condiziona l’attività di navigazione: le variazioni improvvise di rotta e le tappe cancellate raccontano di un Mare del Nord capace di sorprendere, un luogo dove il potere della natura convive con lo straordinario silenzio.
L’avventura della prima tappa e i dettagli della navigazione
La prima fermata? Invergordon, piccolo porto nelle Highlands sulla baia del Moray Firth. Qui il contrasto è forte: cieli spesso coperti, quasi minacciosi, e murales colorati che animano le facciate degli edifici. Il progetto Invergordon Off the Wall nasce come risposta creativa alle difficoltà economiche locali. Insomma, la cultura diventa vero motore di rinascita sociale nelle periferie. Chi visita – e non è soltanto una visita, ma un incontro – nota subito quanto l’arte abbia cambiato la percezione dello spazio e delle persone.

Spostandosi verso nord, la North Coast 500 accompagna il passaggio tra scenari vari e suggestivi: campi di colza, rododendri, paesini che sembrano fermi nel tempo. Poi, eccoci vicino al lago di Loch Ness, dove mito e realtà si sovrappongono da decenni; a partire dalle leggende che parlano del famoso mostro Nessie fino al marketing turistico che sfrutta la favola. Poco distante si trova il castello di Urquhart, testimone di oltre 500 anni di storia tra Scozia e Inghilterra. I prati verdeggianti circostanti e le acque profonde – quasi 200 metri di profondità, mantiene una temperatura stabile – aggiungono un alone di mistero, un dettaglio che non sfugge agli occhi attenti.
Le isole remote tra natura, cultura e tradizioni
Più avanti nel viaggio, tocca alle Orcadi e alle Shetland, arcipelaghi dal fascino duro e dall’eredità vichinga norvegese molto presente. A Kirkwall, capitale delle Orcadi, si respirano secoli di storia in un paesaggio dove il vento e le greggi di pecore dominano ancora. Popolazione ridotta, ma un patrimonio archeologico incredibile: il Ring of Brodgar, un circolo megalitico risalente a circa 2.500 a.C., è riconosciuto dall’Unesco. Un posto da non sottovalutare, testimonianza di comunità antiche e rituali che altrove vengono poco raccontati.
La tappa successiva porta a Fair Isle, un’isola piccolissima, circa sette chilometri quadrati, nel mezzo tra Orcadi e Shetland. Isolata, con meno di 50 abitanti, alterna spiagge di sabbia bianchissima a scogliere muschiose che raggiungono i 200 metri di altezza. Fair Isle non è solo questo: è anche un santuario per volatili migratori, da qui passano migliaia di pulcinella di mare e altre specie marine, soprattutto in estate. Ogni anno. Eppure spesso passa inosservata, quasi un miracolo naturale nascosto che definisce l’identità locale. Qui si tengono vive tradizioni tessili molto radicate: i famosi maglioni Fair Isle, realizzati con lana del posto, sono il frutto di lavori artigianali molto lunghi, fino a un mese per pezzo. Questa tradizione ha avuto un riconoscimento che ha superato anche qualche controversia con grandi marchi di moda. Una storia di valore autentico.
Le visite alle riserve di Mousa e Noss aggiungono un’ulteriore dimensione naturalistica. Mousa ospita The Broch, una torre preistorica dell’età del ferro, meta cui si accede solo tramite sentieri protetti per non disturbare le uova degli uccelli marini. Noss, invece, è definito un santuario naturale, dove il silenzio è rotto solo dal canto assordante degli uccelli e dai voli intensi. Un vero spettacolo quasi teatrale della natura indomita. L’ultima fermata? Lerwick, sulle Shetland, una cittadina ricca di testimonianze storiche, come il Fort Charlotte e antichi resti vichinghi. Qui si avverte bene il legame tra tormentate maree del Mare del Nord e Atlantico. Un territorio che racconta storie di comunità forti, immerse in forze naturali impressionanti.