Nel cuore delle Alpi lombarde, tra le cime del Bernina e dell’Ortles-Cevedale, si trova Livigno, a quasi 1.800 metri di quota. Una valle stretta, incastonata tra boschi protetti dai parchi nazionali dello Stelvio e dell’Engadina. Chiamata da decenni il “piccolo Tibet della Valtellina” – fin dal 1967 –, questa località non è solo una meta per gli amanti della neve. Negli ultimi vent’anni, la popolazione è passata da meno di cinquemila a oltre settemila abitanti: un riscontro tutt’altro che scontato se pensiamo allo spopolamento delle montagne. Da cosa deriva questo successo? Non solo dalle piste da sci sempre in ordine o dai vantaggi duty free, ma soprattutto dalla vitalità di una comunità che tiene insieme legami sociali forti e un’economia locale dinamica, guidata da giovani imprenditori attenti a tradizione e innovazione.
C’è chi sottovaluta la struttura sociale di Livigno: il 72% delle attività ricettive sono gestite da famiglie, spesso da generazioni intere. Un dato non da poco, capace di convivere con le nuove infrastrutture – sviluppate anche in vista delle Olimpiadi invernali del 2026. E mentre si innalza la modernità, il tessuto artigianale e gastronomico resiste, anzi si rafforza culturalmente. Curioso pensare che fuori stagione si riscoprano coltivazioni tradizionali come quelle delle rape, alla base di piatti tipici tramandati da tempo. Tra gli esempi locali, la ciambella pan da carcént: simbolo di epoche in cui la valle restava isolata per mesi, più di sei, fino a metà Novecento.
Cibo e artigianato, tradizione che si rinnova
Va detto che la gastronomia di Livigno nasce dalle attività montane di allevamento e agricoltura, con un occhio al recupero di ricette antiche e sapori quasi dimenticati. La terra parla grazie a formaggi, salumi e conserve prodotti da piccole aziende a conduzione familiare. Un esempio? Alcuni allevano capre d’inverno, spostandosi poi in estate sugli alpeggi più alti come l’Alpe Mine. Lì nascono prodotti caseari – ricotte, yogurt – fatti con attenzione e, diciamo, filiera corta, il cosiddetto chilometro zero. Legame con la terra, punto.

Nel contesto di un’ospitalità che dialoga con la sostenibilità, spicca un agriturismo costruito in materiali naturali, riscaldato a cippato di legno. Segno che si può accogliere senza rovinare il paesaggio. La Latteria di Livigno, attiva dal 1954, è un altro buon esempio: produce latticini e gelati con metodi a basso impatto energetico, privilegiando energie rinnovabili e materiali riciclabili. Chi in città nemmeno immagina certe realtà dove sviluppo economico e tutela ambientale convivono, dovrebbe venire qui, perché è un equilibrio delicatissimo ma – ecco – decisivo per il futuro turistico e sportivo della valle.
Sport, neve e sostenibilità: un ecosistema alpino
Tra le principali stazioni sciistiche italiane, Livigno si propone con oltre 115 chilometri di piste sui due versanti. Non solo sci alpino. La zona offre pure 30 chilometri per sci di fondo, fruibili già da ottobre grazie allo snowfarming, una tecnica per conservare la neve da una stagione all’altra. Oltre a ciò, ci sono percorsi meno frequentati per ciaspolate e fat bike, immersi in vallate dove l’ambiente resta intatto. Le forme dolci dei pendii favoriscono poi lo scialpinismo, sostenuto da impianti modernissimi.
Spesso ci si dimentica di quanto le strutture ricettive si impegnano nell’economia circolare. Alcune realtà riciclano i rifiuti organici trasformandoli in pellet o fertilizzanti, riducendo impatti in un’area dove la raccolta differenziata non è affatto semplice e la discarica più vicina è lontana centinaia di chilometri. Qui la mentalità alpina si unisce a creatività concreta: artisti locali lavorano il ghiaccio, fondendo tradizione con tecniche innovative. Il risultato? Un modello alpino capace di evolvere senza rinunciare alla propria identità, un esempio di sostenibilità, sport e cultura che si intrecciano tra loro.
Sotto il monte Mottolino, vive una memoria particolare: storie di confine e contrabbando raccolte in un museo con oggetti originali – come zaini di iuta utilizzati per passaggi notturni o sci di legno davvero d’epoca. Una tradizione che ancora si racconta nel vivo di un paesaggio che, tra naturali trasformazioni e cambiamenti sociali, si prepara a durare nel tempo.